L'oriente che non c'era
La polizia cinse ha ucciso due uomini di etnia uigura sospettati per gli attacchi del fine settimana a Kashgar, nello Xinjiang, costati la vita a 18 persone. Memtieli Tiliwaldi e Turson Hasan, ha riferito l'agenzia Xinhua, sono stati colpiti in un campo poco distante dalla città.
Sabato un'autobomba era esplosa nei pressi di alcuni ristoranti nella capitale culturale degli uiguri. In un secondo attacco, due uomini avevano da prima ucciso il conducente di un camion per poi scagliarsi contro la folla armati di coltelli. La polizia aveva ucciso due attentatori, arrestandone altrettanti. Per Pechino dietro gli attacchi ci sarebbero gruppi addestrati in Pakistan legati al Movimento islamico per il Turkestan orientale. È questo il nome con cui la minoranza uigura, musulmana e turcofona, chiama lo Xinjiang, nell'estremo occidente della Repubblica popolare cinese, teatro nel 2009 di violenti scontri etnici che fecero almeno 191 morti. Già la scorsa settimana una recrudescenza delle violenze costò la vita a 18 persone a Hotan, nel sud della provincia. Le forze di sicurezza imputarono gli scontri a gruppi terroristici che attaccarono un commissariato di polizia. Diversa la versione del Congresso mondiale uiguro, organizzazione degli esuli in Germania, che accusa gli agenti di aver sparato indiscriminatamente su un corteo pacifico.
Gli uiguri rivendicano una maggiore autonomia dal governo di Pechino. Dagli anni Cinquanta il regime comunista ha però incentivato una massiccia immigrazione di cinesi 'han', la nazionalità maggioritaria nel Paese, considerata dagli uiguri una forma di colonizzazione culturale ed economica. Simbolo di questa corsa all'ovest è proprio la città di Kashagar, obiettivo di progetti di riqualificazione con l'abbattimento delle tipiche case e moschee del centro storico, ufficialmente per far spazio a nuovi edifici anti-sismici. Per gli uiguri un ennesimo attacco alla propria cultura
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