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Nov 0923

Pechino disapprova l’incontro tra Fini e il Dalai Lama

Pubblicato da Fabio De Angelis alle 09:08 in Cronaca


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C'era da aspettarsi una risposta negativa, che non ha tardato ad arrivare, da parte del governo cinese riguardo all'incontro tenutosi mercoledì scorso tra il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e il capo del governo tibetano il Dalai Lama. L'incontro, che a detta del lama non aveva scopi politici, è stato prontamente stigmatizzato dalle autorità cinesi.

Definire un incontro tra la terza carica dello Stato italiano e il leader del governo tibetano un colloquio privato senza implicazioni politiche è alquanto bizzarro. Pechino, infatti, non ci ha creduto, e ha subito invitato l'Italia a non mettere in dubbio la sovranità e l'integrità territoriale della Cina sostenendo le mire separatiste tibetane.

È originale come alcuni governi europei continuino a sostenere l'indipendenza del Tibet quando ormai anche il Dalai Lama ci ha rinunciato. La nuova linea politica (se mi è permesso usare questa parola!) è, infatti, quella di chiedere maggior indipendenza culturale e libertà di culto, aspetti mai messi in dubbio dai cinesi. Se i tibetani, come moltissime altre etnie presenti sul territorio cinese, chiedessero solo maggior libertà di praticare le proprie tradizioni culturali e religiose, i cinesi non avrebbero nessun problema a concedergli una più ampia autonomia. Il punto è che il Tibet ha un proprio governo, un proprio leader, una propria classe politica.

Non smetterò mai di ribadire che il Dalai Lama è a tutti gli effetti un politico, ultrasettantenne,non molto alto, dal sorriso facile e col sogno di diventare monarca... vi ricorda qualcuno?! Nel caso italiano c'è una costituzione che (finora!) non glielo permette, ma il Dalai Lama, qualora potesse mai tornare a regnare sul proprio popolo, avrebbe il diritto divino di diventare un sovrano assoluto. Aspetto spesso tralasciato in Occidente, senza dubbio anche per ignoranza, è che la forma di governo tibetana è la monarchia assoluta: semmai, quindi, i tibetani ottenessero l'indipendenza dalla Cina, passerebbero da una dittatura ad una monarchia assoluta. Che culo!

La mossa di incontrare il Dalai Lama è stata diplomaticamente controproducente. L'Italia è uno dei pochi paesi ad avere ancora scarsissimi rapporti diplomatici ed economici col colosso cinese. Non basta mandare Michela Vittoria Rabbit Brambilla nello Yunnan per promuovere l'interscambio turistico tra Cina e Italia, anche perché credo che in un momento di crisi mondiale il turismo non possa essere la prima risorsa a cui far capo.

L'Italia deve migliorare i suoi rapporti con Pechino e porsi meno problemi morali, non solo perché non ha la coscienza abbastanza pulita per farlo, ma soprattutto perché se non incrementa gli affari diplomatici (e di conseguenza economici), sarà per l'ennesima volta l'ultima classificata.

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