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Un bellissimo commento

Sabrina Provenzani avatar Lunedì 16 Giugno 2008, 19:14 in IDEE di Sabrina Provenzani

Mi scrive Francesco, alle prese con lo spaesamento che ho provato anch'io in Cina. Chiede di confrontarsi per capire. Io ho deciso di riportare il suo post com'è arrivato, perché lo trovo profondissimo e perché centra in un colpo il cuore di questo blog: cosa muove la Cina oggi?

Se avessi una risposta credo che il blog lo chiuderei. Voi che dite?

Intanto grazie a Francesco. Io ci torno su domani. Magari la notte mi porta consiglio...

Per prima cosa chiedo scusa. Posto un commento trattando il blog come un forum e ignorando bellamente l'argomento. Ma ho bisogno di comunicare alcune cose e in questo blog ho trovato un'alta concentrazione di gente che mi garba. Sono un veterinario che svolge una ricerca nell'ambito della sicurezza alimentare in Cina. Sono alla Guangxi University, a Nanning, da circa un mese e per la prima volta nella mia vita mi trovo di fronte ad una realtà che non riesco ad interpretare.

Mi sono preparato per mesi leggendo i testi di Simon Leys, F. Jullien, J.F. Billeter, J. Spence e quant'altro. Certo non avevo la presunzione di non subire lo spaesamento che credo sia naturale. Ma il mio problema è che non trovo una chiave interpretativa a ciò che mi sta intorno. Il che ovviamente si riflette sul lavoro: l' università cinese non ha nessun interesse a farmi lavorare sul serio e rimane un mistero il perchè abbiano partecipato ad un simile progetto, visto che nessuno si occupa di sicurezza alimentare. Dal mio punto di vista questo potrebbe essere un punto di partenza: la percezione del pericolo in ambito sanitario e il rapporto con gli alimenti è determinato da una serie di fattori e in modo prevalente da quelli socio culturali, oltre che economici.

Mi piacerebbe molto riuscire ad analizzare questa parte (grossa parte) di mondo da questo punto di vista. Vi chiederete: e a noi? La questione che mi preme, e so che non è domanda da poco è: cosa muove la cina di oggi? o meglio, cosa muove i diversi strati sociali e chi fra questi ha un legame con la cina "classica".

Cosa rimane della tradizione? Cibo per lo spirito (neo)nazionalista o brace che arde sotto il cumulo di prodotti e consumatori? E' ancora una società con strutture solide e coese o si sta liquefacendo? Chi è più utile come chiave di lettura? Jullien o Bauman? Scusate la verbosità, ma non ho il tempo per essere sintetico. Se qualcuno ritiene di avere suggerimenti, opinioni o quant'altro prego scrivere all'indirizzo mail. Grazie.

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4 commenti
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29 Lug 2008
alle 04:27

giorgiorgio

Cosa muove la Cina?

Intanto saluto l'amico Francesco autore del commento! 

Ho parlato con molte persone qui. Direi che tutto ciò che muove la Cina oggi sia, nè più nè meno, la voglia di affrancarsi dal ruolo datogli fino a pochi anni fa. La gente ha voglia di soldi, di occidente, di auto, di successo sociale. Lo vedo soprattutto nei titoli dei libri che svettano sugli scaffali delle librerie, le "ultime uscite" per intendersi. Almeno la metà dei titoli, forse di più, parla di come far soldi, di come trovare un buon lavoro, di come aver successo nel lavoro, dell'emancipazione femminile, biografie di grandi personaggi (cinese e occidentali) diventati ricchi, riviste Forbes. La Cina di oggi è mossa, insomma, dalla prospettiva del benessere e della ricchezza individuale. Esattamente l'opposto di ciò che la muoveva prima e di ciò che il regime vorrebbe: l'individuo si sta affermando sull'organismo collettivo. La famiglia è ancora importante ma la deriva occidentale ha già allontanato l'uomo singolo dal contesto collettivo della nazione e adesso "ognun per se". Insomma, è inevitabile che la Cina diventi una copia degli USA in Cina e sarà interessante scoprire se ne ripercorrerà inesorabilmente gli errori o se, imparando da essi, diventerà la più potente e solida realtà economica mondiale. Anche se, notando l'altissimo grado di improvvisazione dei cinesi su tutto lo scibile e l'operabile, ho dei fortissimi dubbi che possano riuscirci in tempi minori del paio di secoli...

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17 Giu 2008
alle 22:31

Marco Wong

Se ponessi la stessa domanda per l'Italia dovrei pensare per rispondere alla domanda: cosa muove l'Italia di oggi? ed il legame con l'Italia "classica", qual'è?

Al di là di questa doverosa premessa direi che si trovano facilmente le radici della Cina "classica" in quella moderna. Per esempio nelle relazioni interpersonali, in cui si deve tenere conto della relazione o "guanxi" che regolava nel passato ed ancora oggi il modo con cui un cinese fa parte della propria comunità più o meno estesa e come si relaziona con essa. Il modo con cui si deve rispettare il "mianzi", la faccia, che equivale al rispetto del proprio posizionamento sociale nei confronti del nucleo o della comunità. Il diverso modo di intendere l'armonia tra le vari parti sociali, per cui una qualsiasi riunione di lavoro in Cina è molto più estesa che in Occidente, coinvolge più parti e si prolunga dietro le quinte in caso di disaccordi che non possono essere esplicitati come si farebbe in Italia. Che ritrovi nei modi in cui si prendono le decisioni nelle famiglie, nelle aziende, nelle strutture sociali, nella dirigenza politica, a parte il periodo del culto della personalità maoista, e che costituisce il naturale bilanciamento dei poteri in assenza dei contraltari dei sistemi democratici. Nel rispetto delle gerarchie e dell'anzianità, per cui i cinesi sopra i quarant'anni civettano dicendosi vecchi, al contrario del giovanilismo occidentale, per cui nel lessico aziendale fai precedere al cognome l'appellativo "lao" vecchio, in segno di rispetto, oppure il suffisso "jie" sorella maggiore o "zong" per i superiori.

Ed infine, come dimenticare l'elemento base di ogni cultura, che è la scrittura? La scrittura cinese ha una storia millenaria che è il filo conduttore tra gli oracoli e le divinazioni delle prime dinastie ai manuali di istruzione del programma spaziale cinese. L'apprendimento della scrittura cinese è quello che richiede la pazienza di ripetere migliaia di volte migliaia di caratteri diversi, la disciplina di memorizzare l'ordine esatto con cui scriverli,  il modo con cui si esprime la propria individualità all'interno di regole rigide. E' quella che allena la memoria di oltre un miliardo di persone, il loro colpo d'occhio e l'emisfero destro del cervello, che è il primo standard del gusto estetico cinese e con si fanno convivere l'eleganza essenziale di un colpo di pennello o il barocco degli stili più pesanti. E' quello che ha unificato da sempre un grande paese e caratterizzato tutta la cultura orientale.

In Cina c'è voglia di modernità e l'America è il paese moderno per eccellenza nell'immaginario cinese, ma non c'è una voglia eccessiva dei modelli culturali americani.

Ed infine, un consiglio. Leggere troppo può confondere le idee, forse può aiutare scomporre il problema in tanti piccoli problemi. E qui voglio suggerirti il primo di questi che coinvolge il bisogno basico per eccellenza, anche questo più che millenario e che si ostina a sopravvivere: perchè i cinesi usano le bacchette?  

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17 Giu 2008
alle 13:06

cindia

per Francesca: forse non ho capito bene a cosa ti riferisci, o meglio come ti sei formata l'idea che hai della Cina. Mi scuso fin d'ora per la brutalità della sintesi che sto per fare, siate indulgenti.

Diciamo: la civiltà e la cultura cinesi sono antichissime e ricchissime, naturalmente, e una parte di esse sono state permeate dagli insegnamenti confuciani. Il confucianesimo ha dato alla società cinese alcune caratteristiche che tuttora sopravvivono: l'organizzazione gerarchica della società e della famiglia, la concezione di un potere distante e "paterno"; l'idea conservatrice dell'ordine naturale delle cose e, di conseguenza, il rapporto di sottomissione dei giovani rispetto agli anziani e delle donne rispetto agli uomini; una burocrazia elefantiaca con una forte presenza dello stato nelle vita delle persone. Ma non una stagione paradisiaca. Tutt'altro la Cina confuciana, la famiglia confuciana, l'organizzazione confuciana dello stato erano griglie ordinata all'interno delle quali l'individuo è sempre stato schiacciato. Su questa struttura forte si è innestato il maoismo, un comunismo con caratteristiche cinesi, con Mao che sempre più assumeva le prerogative fino a quel momento esclusive dell'Imperatore e si serviva di tecniche di comunicazione raffinate ma mimetiche della cultura popolare. La Rivoluzione culturale non ha solo distrutto la cultura preesistente - l'ha SRADICATA, con l'eliminazione fisica di cose e persone a cui era affidato il compito di traghettare il passato nel presente. Al potere faceva comodo far sopravvivere solo le basi popolari e populiste della tradizione: il risultato è stato un deserto culturale, valoriale, umano. Su quel deserto si è abbattuto un mix secondo me micidiale di capitalismo selvaggio e modelli culturali statunitensi - non occidentali tout court, non europei -  ma esplicitamente Usa. Oggi il potere non ostacola affatto la sopravvivenza di valori confuciani, ma lo fa in ottica nazionalista e retorica. Il futuro della Cina? Mi pare che nessuno ci capisca nulla...

1
16 Giu 2008
alle 20:59

Francesca

Anch'io, pur non essendo mai stata in Cina, ma basandomi su testimonianze di persone a me vicine che ci sono state anche a lungo, mi domando: ma cosa è rimasto oggi della grande Cina classica, quella dei grandi saggi, di Confucio e dell'I - Ching?  Possibile che la Cina di oggi rinneghi la sua grande tradizione di saggezza e umanità?

A me hanno parlato di cose orribili e a volte irripetibili, per non tacere di come trattano le donne. 

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